L’inarrestabile ascesa di Copenhagenize

Mikael Colville-Andersen ha un obbiettivo ambizioso e ha le idee chiare su come realizzarlo. Si sta impegnando per rendere le città più vivibili e umane, meno inquinate e più belle. Per questo, nel 2009 ha fondato  la Copenhagenize Design Company, una società il cui intento è quello di esportare nel mondo il virtuosismo urbano di Copenhagen, capitale-icona della mobilità ciclistica.

La società studia, sviluppa e propone piste ciclabili in tutto il mondo, rivolgendosi sia a pubbliche amministrazioni che a soggetti privati. Per ora, oltre a Copenhagen, hanno preso vita i progetti di Amsterdam, Barcellona, Parigi e Montreal. Non si tratta di opere realizzate ritagliando spazi tra le strade carrozzabili e i marciapiedi, come spesso accade, ma di progetti disegnati per rendere bici e pedoni i protagonisti assoluti della mobilità urbana ed extraurbana.

Il successo dell’azienda si basa su una forte vocazione alla comunicazione, ottenuto anche grazie al blog Cycle Chic, creato da Colville-Andersen nel 2006 con l’intento di condividere immagini di ciclisti “vestiti per la loro destinazione e non per il viaggio”. Nel tempo, cyclechic si è trasformato in un hashtag virale sui maggiori social. Se, negli ultimi anni, le biciclette hanno oltrepassato il confine dell’uso esclusivamente sportivo, guadagnando spazi e sostenitori, è dunque anche merito suo.

Per sua stessa ammissione, infatti, Mikael Colville-Andersen non si definisce un ciclista particolarmente appassionato, ma semplicemente una persona che usa la bici per gli spostamenti quotidiani. Dentro una città, la bici è funzionale e veloce, dice, perché permette a maggiori flussi di persone di muoversi nello spazio d’ingombro occupato dalle automobili.

Oggi, il marchio Copenhagenize è diventato persino un indice che stabilisce il grado di ciclabilità di una città, oltre a vantare programmi per la sensibilizzazione e l’educazione scolastica, nonché numerose collaborazioni con aziende produttrici di abbigliamento e biciclette.  

Prima di diventare l’architetto urbanista che è oggi, Mikael è stato regista e sceneggiatore, cosa che lo aiuta nel proporre i suoi lavori con una grafica accattivante e contemporanea.

Le idee di Copenhagenize sono grandiose, emozionanti: basta dare un’occhiata al sito, dove sono presentati anche i disegni delle piste ciclabili non ancora realizzate, e vi verrà voglia di trasferirvi, in una città pensata in quel modo. Tutto è perfettamente studiato e armonico, dalle zone verdi e di socializzazione ai parcheggi per biciclette, con architetture di avanguardia che esaltano e valorizzano il panorama urbano, togliendo spazio al traffico per restituirlo alle persone.

Copenhagenize, infatti, in primo luogo promuove un movimento che dice basta all’urbanesimo impersonale e asettico, mettendo al centro del suo operato l’individuo e il suo benessere globale. La connotazione sociale di questa visione è molto forte: stimola ad abbandonare la solitudine dentro la quale ci rinchiudono le  automobili, riscoprendo il piacere di socializzare, di incontrare altre persone, cementando il senso di comunità. Promuove la battaglia alla sedentarietà, male dei nostri giorni, rendendo giustizia al motore naturale dell’uomo, le gambe.

Emblema della filosofia della società è il progetto Copenhagenize Slopes, disegnato per la strada principale e più trafficata di Copenhagen, la Hans Christian Andersen Buolevard. Mentre l’amministrazione comunale progetta di spostare il traffico al di sotto della strada con dei tunnel, Copenhagenize rilancia con un piano che propone di creare non solo una zona ciclabile e pedonale, ma anche alloggi. Si tratta di tre edifici, che ricordano morbide montagne nella forma (slope significa infatti pendio) composti da cinquecento piccoli appartamenti. Sui tetti, grazie a delle terrazze panoramiche  molto suggestive, e alla base delle strutture sono previsti ampi spazi verdi pubblici che, oltre a promuovere e sostenere la biodiversità, ospiteranno spazi di aggregazione.

Non è previsto nessun posteggio per auto (anche perché Copenhagen ha un tasso di possesso di automobili molto basso, intorno al 22%), solo un ampio parcheggio per le biciclette.

Il modello esiste per ora solo sulla carta, ma speriamo veda presto la luce e che faccia ancora una volta scuola, perché è pura avanguardia.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: