Jack era uno che viveva immerso nel tempo. 

Questa è, in poche parole, la descrizione più calzante di lui.

La sua storia è on life e ti sta aspettando .

jack mutoia in cyberpunk 2077

Jack è on life.

Leggi la sua storia, questo è solo l’inizio.

Un personaggio nato in un futuro non troppo lontano: la sua vita si dirama tra reale e virtuale.

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Leggi l’anteprima!

 

#1

“E’ una vita che lo rincorriamo, questo Jack. Sappiamo tutto di lui, ma non c’è verso di dargli una direzione. Ci sfugge sempre. Tu cosa consigli di fare, Louis? Io ho esaurito le idee.”
“Lascia fare a me.”
“Vorrei che mi rendessi partecipe del tuo piano.”
“No. Non cambierebbe nulla. Lasciami provare.”

#2

In un futuro non troppo lontano, Jack chiuse il negozio e si guardò intorno. Aveva detto a Louis che sarebbe arrivato verso le nove. Aveva un paio d’ore.
La sera precedente, Louis lo aveva invitato a casa sua con l’esplicita richiesta di dovergli parlare con una certa urgenza.

Al mondo che ci aspetta.
Jack Mutoia

INTRO

“E’ una vita che lo rincorriamo, questo Jack. Sappiamo tutto di lui, ma non c’è verso di dargli una direzione. Ci sfugge sempre. Tu cosa consigli di fare, Louis? Io ho esaurito le idee.”
“Lascia fare a me”
“Vorrei che mi rendessi partecipe del tuo piano”
“No. Non cambierebbe nulla. Lasciami provare.”

 

IL PREZZO DEI RICORDI

In un futuro non troppo lontano, Jack chiuse il negozio e si guardò intorno. Aveva detto a Louis che sarebbe arrivato verso le nove. Aveva un paio d’ore.
La sera precedente, Louis lo aveva invitato a casa sua con l’esplicita richiesta di dovergli parlare con una certa urgenza. Jack non si era fatto aspettare, come era solito fare quando un buon amico aveva bisogno di una mano.
Decise di rinunciare alla cena e di fare una passeggiata fino a casa dell’amico. Era dal un bel po’ che non girovagava in città, e gli mancava.
Mutoia era davvero un bel posto dove vivere, forse non era la città perfetta che chi l’aveva progettata aveva sognato, ma era il migliore dei posti in cui aveva abitato.

Se avesse saputo, Jack avrebbe capito quello strano colloquio.
Terminate le scuole superiori, era stato contattato da un’azienda. Non aveva inviato nessun curriculum, ma pensò che avessero avuto il suo nominativo dalla scuola.
Si presentò dunque al luogo indicato nell’ora prestabilita.

Lo accolse una donna magra, asciutta, che indossava un completo di taglio maschile. Non sembrava il tipo da invogliare a fare quattro chiacchiere.
Si presentarono stringendosi le mani.
“Buongiorno Jack, è un vero piacere averla qui.”
Jack pensò che il suo volto non mostrava alcun segno di quel piacere, ma cercò di non farsi influenzare troppo dal suo astio verso la donna.
“L’abbiamo chiamata per valutare le opzioni di sviluppo del suo potenziale. Che ambizioni ha, Jack, mi dica.”
“Nessuna”.
“Prego?”
“Nessuna”.
“Intendo dire, che cosa le piacerebbe fare? Nella vita, ora che ha finito la scuola.”
Jack era perplesso. Cercò di ricomporre l’espressione del suo viso, abbassando le sopracciglia in un’espressione più naturale. Si sforzò di rilassare il volto e di sorridere con noncuranza.
“Onestamente, non ho ben chiara la linea che mi piacerebbe intraprendere in futuro. Pensavo di viaggiare per un po’ ma non avevo valutato nessun lavoro che richieda eccessivo carico di responsabilità. Non sono nato per prendere decisione per gli altri.”
“Ci pensi bene Jack, certo lei è molto giovane e senza dubbio avrà dentro di lei la pulsione di provare molte esperienze nella vita, sarà curioso immagino, di scoprire cose nuove, è normale. Ma mi dica, se pensa a se stesso in futuro, potendo scegliere tra tutte le opzioni, cosa desidera?”
Jack si concentrò. Pensò fra sé e sé per qualche istante. “Un lavoro tranquillo, una vita tranquilla, senza troppe pretese né preoccupazioni. Cosa esattamente non saprei dirle, qualcosa magari che sia anche creativo, direi, ma niente di altisonante.”
La donna prendeva appunti, dal viso non traspariva alcuna emozione.
“Mi permetta una domanda” disse Jack “ma chi vi ha dato il mio nominativo? E poi, di cosa si occupa l’azienda che lei rappresenta?”
“Ci occupiamo di sviluppo del potenziale, come le dicevo.”
“Siete degli head hunter o cose così?”
“Per certi aspetti si potrebbe dire che, sì, siamo dei cacciatori di teste.”
Jack sentiva lo scetticismo che esprimeva il suo volto, ma non gli interessava più controllarlo. Non doveva essere una grande agenzia, se erano ridotti a chiamare uno con i suoi voti.
“Guardi, se volete dei soldi da me, per estrapolare il mio talento dal guscio dentro il quale è ben richiuso, le dico subito che a me non interessa.”
“No, no, stia tranquillo. E’ solo un colloquio per valutare le sue potenzialità, per proporre il suo profilo ad aziende nostre partner. Le chiedo solo un attimo di pazienza, ora. Le dispiace attendermi qualche minuto in sala d’attesa.”
Jack si alzò e uscì dalla stanza come richiesto.
La donna sbuffò. Che soggetto. Il suo superiore, dal quale aveva ricevuto la perentoria istruzione di indirizzare il soggetto verso un lavoro che fosse concreto, non sarebbe stato felice di ricevere un nulla come risposta. Cosa doveva fare? Avvisare qualcuno del fatto che il soggetto rispondeva in maniera così differente rispetto al set previsto? Porsi al soggetto in maniera differente per stimolare altre risposte? Perché il soggetto doveva proprio rispondere in maniera così imprevedibile? Rifletté un momento su quale fosse il modo migliore di muoversi.
Decise di riferire al suo superiore diretto come prima cosa. La donna compose l’interno.
“Il soggetto non sembra conforme alle aspettative. Non ha ambizioni.”
“In che senso non ha ambizioni? Tutti hanno ambizioni, anche i normodotati. Ho ricevuto chiare istruzioni di indirizzare il soggetto a una carriera lavorativa. Non so perché cazzo quel ragazzo gli interessa così tanto, ma il direttore generale è stato piuttosto chiaro che la questione è piuttosto importante. Non mi faccio domande sul perché, non se le faccia neanche lei. Faccia il suo lavoro, gli proponga qualcosa di allettante. Soldi, incentivi premi. Che ne so, veda lei. Non si lasci fuorviare, il soggetto ha un’età giovane, magari sta passando che ne so, un moto di ribellione o una roba così. Nessuno rifiuta un lavoro ben pagato. La psicologa è lei, dovrebbe sapere come insinuare un concetto dentro una persona. Adesso si concentri e faccia quello che deve fare.”
La donna chiamò la segretaria per avvisarla di fare rientrare Jack, ma questa la avvisò che il ragazzo se ne era andato.

JACK IS IN TOWN

“Faccio il caffè?” chiese Annie. A Jack parve di sentire nella sua voce un’inflessione di incertezza. Erano rare le mattine in cui si svegliava così, svogliato e stanco e, pensava, forse Annie non aveva abbastanza dati per analizzare le sue preferenze. “E’ davvero possibile?” si chiese. Insinuare il dubbio dentro matematiche certezze. Il tempo di sorriderne, che il pensiero si era già dissolto. Sbuffando, si girò sul fianco sinistro e fece leva sul gomito per alzarsi.“Sì, grazie Annie. Ho proprio bisogno di un caffè.” rispose, usando involontariamente più parole di quelle che avrebbe voluto per rassicurare la sua Annie.

“Essere i primi, ecco cos’è importante, per me, Jack.” “Essere i primi ed essere pronti, ancora meglio. Non puoi dirmi di no. Lo sai come va il mondo, Jack, non te lo devo certo spiegare. Se non lo faccio io, lo farà qualcun altro. Se non lo farai tu, lo farà qualcun altro.” Alzò le spalle. “Devi arrivare primo. E’ la legge cardine della sopravvivenza.”
Poi fece una pausa e cercò tra il suo repertorio di convincimento qualcosa che potesse suonare giusto per Jack. “Persino tu hai voluto essere tra i primi in questa città, Jack.”
“Hai ragione” rispose Jack “Ma era per curiosità, non per competizione. Comunque, voglio sapere la verità più profonda. Cosa ti spinge a voler sempre essere il primo. Cosa c’è dietro tutta questa bramosia di soldi e di successo? Perché non ne hai mai abbastanza?”

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