mutoia cyberzen

Jack era uno che viveva immerso nel tempo. 

Questa è, in poche parole, la descrizione più calzante di lui. 

Cosa vuol dire che viveva immerso nel tempo?

Semplice, che aveva la capacità di concentrarsi in ogni cosa che faceva. Si ritagliava dei momenti per pianificare, per sognare e vi si dedicava completamente. Quando lavorava, però, lavorava. E quando sognava, sognava.

Facile, vero? 

Ogni giorno per lui era una caccia al tesoro, e vi partecipava con tutto il suo spirito.

La sua storia è onlife.

jack mutoia in cyberpunk 2077

Jack is in town.

Leggi la sua storia, questo è solo l’inizio.

#1

In un futuro non troppo lontano, Jack segue Louis su per le scale che, dall’appartamento principale, portano alla zona schermata, cui Louis si riferisce generalmente come “di sopra”.

La casa di Louis occupa metà del centoventottesimo e del centoventinovesimo piano di uno dei grattacieli nella zona migliore della città. L’appartamento speculare al suo è di proprietà di una giovane ereditiera dal viso anonimo che lo utilizza un paio di volte l’anno per farci delle grandi feste, alle quali Louis è una presenza fissa, e che per il resto dell’anno lo affitta ad una casa di produzione cinematografica per utilizzarlo come set. Di recente vi hanno girato alcune scene di Blue into desert, una serie del regista cult Miira Rotafris, il cui viso dai marcati e severi tratti sudamericani non tradisce mai nessun entusiasmo per l’alto livello di aspettativa che precede ogni suo lavoro.

La zona schermata è un appartamento vero e proprio, più piccolo di quello del piano di sotto per via dell’ampiezza della veranda con piscina, ed era attrezzato di cucina, salotto, due camere da letto e un bagno grande quanto buona parte dei monolocali della città. Jack si è occupato personalmente di supervisionare la messa in posa dei pannelli in materiale ferromagnetico che permettono di bloccare qualsiasi tipo di onda elettromagnetica, su richiesta di Louis che, ossessionato dall’idea che il suo lavoro venisse spiato, non voleva affidare un compito così delicato a degli sconosciuti. Sebbene Louis avesse insistito per il contrario, Jack aveva rifiutato il compenso in onore della loro stretta amicizia e, oltre a quelli nel suo appartamento, aveva supervisionato i lavori per le zone schermate all’interno degli uffici della società di Louis.

Anche quando non aveva nulla da nascondere, tendeva a ricevere i suoi ospiti, che fossero amici, incontri galanti o questioni di lavoro, all’interno delle zone schermate, terrorizzato com’era dalla possibilità che le conversazioni venissero registrate, manomesse e utilizzate per ricattarlo. Non sarebbe stato certo il primo ad incappare in situazioni del genere, visto l’altissimo livello che avevano raggiunto i software di sofisticazione delle voce, che riuscivano a imitare perfettamente le cadenze e le inflessioni rendendo davvero difficile distinguerle da quelle reali anche ai migliori programmi. Per ulteriore sicurezza, Louis all’interno del locale era sempre disponibile anche un ulteriore dispositivo di rilevazione di campi elettromagnetici, anche questo regalo di Jack, inserito dentro una lampada diffusore di aromi, le cui pareti diventavano rosse se captavano onde, e che seguiva Louis e i suoi ospiti con una sorprendente discrezione.

Jack lo prendeva in giro per questa sua paranoia: anche quando andava al ristorante, Louis chiedeva la sala schermata. “Non fai altro che lavorare e poi non puoi neanche goderti il tempo libero”. Però in fondo lo capiva. Se fosse stato al suo posto, con buona probabilità, si sarebbe comportato allo stesso modo.

jack mutoia cyberpunk 2077

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