panoramica del Passo dello Stelvio

Il Passo dello Stelvio, una strada diventata leggenda

Il Passo dello Stelvio è un serpente che si arrampica sinuoso lungo l’imponente valle del Braulio.
E’ una strada che ha dimenticato di essere solo arido asfalto ed è diventata leggenda.
Cinquanta chilometri e ottanta tornanti che hanno il sapore di fatica e sudore di chi, questa strada, l’ha costruita e di chi, lungo le sue pendici, ha difeso i confini del Paese combattendo durante la Prima Guerra mondiale.
In tempi meno duri, si sono trasformati in sogno e obbiettivo per i tanti ciclisti, amatori e professionisti, che giungono a migliaia ogni anno per mettersi alla prova su una delle salite più famose, e affascinanti, del mondo, sfidando l’imprevedibilità del clima. Nel 2016, complice una splendida giornata di sole, ben 11401 ciclisti hanno preso parte alla Stelvio Bike Day, tradizionale giornata di chiusura del valico al traffico. Il desiderio è quello di imitare, o perlomeno provare a imitare, la grande impresa di Fausto Coppi che qui, nel 1953, in occasione dell’inaugurazione della tappa dello Stelvio al Giro d’Italia, scrisse un pezzo di storia del ciclismo.
Ma, prima di tutto, questo valico è la celebrazione del talento e delle capacità umane, dell’arte di saper realizzare un’opera che si fonde perfettamente con il paesaggio, non solo esaltandone la bellezza ma anche creando emozioni.
Fu Donegani, già progettista di strade d’alta quota, ad ideare il progetto a inizio Ottocento. Un cantiere durato 63 mesi, con picchi di 2500 operai impiegati nella costruzione, tra gelo, intemperie e notevoli difficoltà naturali: le numerose vittime sono ricordate all’imbocco della prima galleria all’altezza dei Bagni Vecchi. L’inaugurazione nel 1825, con una pioggia di onorificenze per il costruttore, tutte meritate: la struttura di base e le gallerie sono intatte ancora oggi. Con i suoi 2758 metri di altitudine nel punto del valico, è il più alto transito automobilistico d’Italia e il secondo d’Europa.
Benché fosse stato costruito principalmente per scopi militari, fino alla Prima Guerra Mondiale fu percorso più che altro da facoltosi turisti in carrozza, anche d’inverno grazie all’opera di spalatori.
Con l’arrivo della Grande Guerra le vette che circondano il valico divennero protagoniste per la loro importanza strategica: le truppe italiane e austriache, non riuscendo mai ad avere la meglio l’una sull’altra, combatterono qui aspre battaglie in difesa dei loro territori. Ancora oggi sono visibili i resti delle costruzioni fortificate e delle trincee, che fanno solo lontanamente immaginare la durezza a cui vennero sottoposti i soldati: intemperie e difficoltà tecniche causarono probabilmente più caduti dei combattimenti stessi.
Finita la guerra, il Passo dello Stelvio tornò ad essere ciò che gli riesce meglio: splendida scampagnata domenicale per famiglie, tappa obbligata per motociclisti, camperisti e turisti, tutti alla scoperta di uno scenario tra i più maestosi e suggestivi del territorio alpino.
Proprio i motociclisti ne celebrano ed accrescono la fama grazie al Motoraduno dello Stelvio, che prevede la tradizionale sfilata dei partecipanti, negli anni migliori fino a diecimila, fino al valico.

Quale che sia il mezzo che preferiate, lo Stelvio è una salita da godersi con calma, perdendo del tempo per cercare di avvistare stambecchi, camosci e marmotte, abitanti di queste vette che spesso, a loro volta, si godono lo spettacolo degli innumerevoli transiti. E’ la foto, obbligata, nel punto in cui la serpentina di tornanti si apre, mozzafiato, tutta davanti ai nostri occhi. E’ la tappa sul valico, panino con salsiccia, birra e strudel per celebrare l’impresa, respirare l’aria fresca e conservare il ricordo prima della discesa.

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